Autore: Carlo Moretti e Carla Giulia Moretti

  • La Quarta Roma e l’asse dell’EUR. Stazione Ostiense. La Quarta Roma e l’Axis Urbis.

    La Quarta Roma e l’asse dell’EUR. Stazione Ostiense. La Quarta Roma e l’Axis Urbis.

    La Quarta Roma e l’asse dell’EUR

    …gli Aruspici dei Cesari, che tradizionalmente suggerivano ubicazione e orientamento per i grandi interventi urbani di Roma, non avrebbero attribuito una semplice casualità al fatto che il prolungamento verso monte dell’asse principale dell’impianto urbano dell’EUR, intersecando perpendicolarmente l’axis urbis fra il Colosseo e San Giovanni in Laterano, andasse a bloccarsi contro la “Porta Magica” di piazza Vittorio (fig. 1).

    Per questo motivo avrebbero incoraggiato la prospettiva di crescita dell’Urbe all’estremo opposto, e quindi verso il mare. Provvedimento, per altri versi, confermato dal vaticinio che si legge inciso sul frontone del Palazzo degli Uffici dell’E42: “Roma si espanderà per altri colli, lungo le rive del Fiume Sacro, fino alle spiagge del Tirreno”.

    In questa “lapidaria direttiva urbanistica”, al di là della modalità declamatoria, è tuttavia riconoscibile una lettura dei luoghi che vuol coniugare la morfologia del territorio con la storia, l’urbanistica e il mito, lettura cui Adalberto Libera avrebbe dato conferma, valore e scenografico risalto con il progetto dell’Arco Trionfale “Porta del Mare” (non realizzato e riproposto a St. Louis da Saarinen in qualità di “Porta del West”).

    Dunque nuovi episodi urbani possono essere impostati sul prolungamento dell’asse dell’EUR (lungo i tracciati verso il mare, già in essere, con le vie Colombo e Pontina), a cominciare dalle quattro “torri-colonna” presso il Palazzo dello Sport (fig. 2) che, in qualche misura, ricuperano la suggestione focale dell’arco di Libera; e poi, a seguire, con nuovi “insediamenti conclusi” (figg. 3 e 4), monumentalmente caratterizzati da stilobati gradonati (destinati alle attività commerciali, culturali, ricreative, amministrative), al di sopra dei quali si innalzano le colonne-torre a destinazione residenziale, terziaria e ricettiva.

    Questi interventi hanno i seguenti obiettivi:

    • risposta a esigenze insediative della città, in alternativa all’espansione caotica del suburbio e delle borgate (da rottamare), restituendo così ampio respiro di parchi attorno al centro storico;
    • decongestione del centro storico dall’ingombrante (e paralizzante) presenza del terziario esistente (ministeri, uffici pubblici ecc.) e del traffico relativo;
    • insediamenti di grande “urbanità” su tracciati viari e infrastrutturali proporzionati allo scopo… dove pure uno stadio del calcio non apparirebbe come un oggetto decontestualizzato in un’area qualsiasi, ma come un organismo vivo nella città che cresce (figg. 5 e 6);
    • ferma opposizione all’edilizia “qualsiasi” (soprattutto a Roma!) e a quella estensiva.

    L’architettura in figure archetipiche, scoraggiando qualsivoglia arbitraria tentazione formale e individualistica, intende donare l’immagine di una nuova maturità, giunta a condizioni primigenie, per echi inesausti, dalla storia che ci ha educato, e programmare, in libertà, la rappresentazione urbana nella complessa varietà delle sue moderne esigenze e funzioni: una città formulata con i mezzi spaziali e formali del linguaggio architettonico, dove il pensiero si rende manifesto attraverso la composizione di volumi in rapporto fra loro e con l’ambiente circostante.

    L’uso delle forme archetipiche

    • tende all’essenza delle cose (dove sicuramente si annidano funzionalità e bellezza);
    • dona al progetto un’incontrovertibile verità compositiva e agli scenari urbani la schietta attualità di rinnovate immagini, come già auspicava Giò Ponti: “Architetture favolose per città favolose; non esito architettonico ma estasi architettoniche, un’esplosione di dimensioni mai viste, di un nuovo realismo magico”.

    È forse così che la cultura architettonica e urbanistica contemporanea, dopo aver spazzato accademie, anacronistici movimenti e capricciose gestualità, può imporre – con rinnovate emozioni – funzionali scenari in sintonia con la Storia.

    …Nei territori dove si eressero i Fori, le Terme, le Basiliche, i Circhi, i Templi e il Colosseo, dove si crearono piazze e scenari come San Pietro, il Campidoglio, il Quirinale e il Circo Massimo, piazza del Popolo, la Fontana di Trevi, San Giovanni (ma l’elenco è interminabile!) occorre sognare impianti urbani di aggiornata, funzionale e possente bellezza: il compito è arduo, ma è ciò che la grande tradizione comanda…

    “Roma elargisce una dimora a tutti gli dèi.” – Goethe

    Stazione Ostiense

    Lungo i lati maggiori della piastra rettangolare sovrapposta all’area del sedime ferroviario della Stazione Ostiense vengono allineati gli edifici in qualità di successione di portali: ancora una volta, volumi primari intervallati fra loro e collegati in sommità da un piano continuo con giardini pensili, scuole, asili, ritrovi, ristoranti, palestre.

    Al piano della piastra i volumi sono traforati, in modo da configurare una serie di gallerie commerciali. Le testate della piastra sono concluse rispettivamente da un teatro all’aperto e, all’opposto, dal monumento a Caio Cestio.

    Il progetto è stato presentato nel volume Verso l’ineluttabile architettura di Carlo Moretti, Mimesis Edizioni, 2023.

    La Quarta Roma e l’Axis Urbis
    con Daniele Geltrudi

    L’intervento intende conformarsi come episodio concluso, da aggiungere ai grandi interventi storico-monumentali dell’Urbe, in analogia ai grandi impianti architettonici della Roma antica, confermati in sé stessi e impostati, per ubicazione, grandezza e orientamento (dal solco di Romolo agli interventi dei Cesari), sopra indicazioni sideree e vaticini.

    Una di queste indicazioni è l’Axis Urbis, una delle straordinarie linee immaginarie della storia dell’architettura, che unisce otticamente e idealmente San Pietro, il Campidoglio, la Via Sacra, il Colosseo, San Giovanni e, in lontananza, l’area archeologica di Tuscolo, sui Colli Albani (con uno dei primi teatri romani), dove dimorano Castore e Polluce, protettori dell’Urbe.

    Questo Axis Urbis attraversa, in Tor Vergata, una grande area adiacente alla circonvallazione orientale, dove si innesta il raccordo con l’A1: qui il mito può coniugarsi col razionale… e uno stilobate multipiano erompe dalla campagna quale forma tettonica appartenente al mondo delle forre: una possente “opera di natura”, sulla quale poggia la chiostra delle torri-colonna, quale grandiosa “opera di mano”.

    Spazio chiuso a orientamento assiale come il Colosseo, i Fori, le Terme, il Campidoglio, piazza San Pietro, piazza del Popolo e come tutti gli edifici e gli interni urbani autenticamente romani. Ancora una volta, piazza ovale proposta come basilica universale: a conca e misurata ai fuochi da Dioscuri monumentali.

    (*) Non un’alternativa a un masterplan già formulato, ma una proposta ad esso complementare.

    Il progetto è stato presentato nel volume Verso l’ineluttabile architettura di Carlo Moretti, Mimesis Edizioni, 2023.