Autore: Eugenia Portelli

  • Dai Latini ai Peligni: riletture augustee

    Il mio contributo si propone di indagare le memorie mitico-storiche degli Italici nei Fasti di Ovidio, con particolare attenzione alla rilettura augustea di tali tradizioni e al loro inserimento nel più ampio quadro della costruzione identitaria dell’Italia romana: raccolta l’eredità repubblicana, Augusto opera per progressive riforme, la cui sommatoria porterà ad una vera e propria rivoluzione dell’assetto statale romano che, però, mai sarà bollata del crimen dell’adfectatio regni; al contrario, il sofisticato progetto politico augusteo trova legittimazione proprio in virtù della sua apparente contiguità con il sistema politico precedente.

    Le regiones augustee dal 6 a.C. e la discriptio Italiae.

    In primo luogo, è emersa con chiarezza la funzione dei Fasti quali opera collettiva di memoria,in grado di unire mito, storia e rito entro un tessuto narrativo che ripercorre l’anno romano. Ovidio, attraverso un registro eziologico, si fa interprete e sistematizzatore di tradizioni locali che trovano nuova vita nella cornice augustea. Le feste, i culti e i toponimi evocati dal poeta costituiscono i segni tangibili di una memoria preromana che Augusto non cancella, bensì riassorbe nel suo progetto politico, facendone parte integrante della nuova compagine imperiale.

    La rifunzionalizzazione dei centri italici, prima politicamente – attraverso l’azione riformativa augustea – dipoi poeticamente – nella rielaborazione ovidiana – ha mostrato come il raggio di riferimento ovidiano si concentri sul Latium Vetus e sulle aree limitrofe, includendo città sabine, latine e falische.

    Pertanto, ogni menzione topografica non ha valore meramente descrittivo, ma assume un significato simbolico e politico: riattivare memorie locali che, integrate nel calendario romano, contribuiscono alla definizione dell’identità culturale della nuova Italia augustea.

    Alcuni esempi risultano particolarmente icastici: emblematico il caso di Cures, capitale sabina e patria dei re Numa e Tito Tazio, che rimanda al legame genetico e simbolico tra Roma e i Sabini. Ovidio sottolinea come l’espansione romana, che da Romolo ad Augusto si misura con l’assimilazione delle culture sabine, abbia radici profonde: Augusto si pone così come un novello fondatore, capace di conferire legittimità laddove Romolo aveva solo tracciato abbozzi mitici. La memoria di Cures, nel poema, diventa quindi il paradigma dell’incontro tra mito sabino e potere imperiale.

    Cures; Da Richard J. A. Talbert – Barrington Atlas of the Greek and Roman World (2000, Princeton University Press), Arretium-Asculum, p. 42.

    Un secondo esempio, quello di Bovillae, testimonia la stretta connessione tra centri minori e la gens Iulia. Il riferimento ad Anna di Bovillae (figura sovrapponibile con quella di Anna Perenna, tanto da essere citata nel medesimo contesto eziologico riferito alla festività ad essa connessa durante le Idi di marzo), apparentemente marginale eppure significativa, mostra come anche un centro “suburbano” potesse essere investito di pregnanza simbolica nel quadro augusteo. La presenza di Augusto stesso a Bovillae dopo la morte e la successiva erezione di un sacrarium Iulium confermano la centralità politica di questo snodo topografico nella memoria collettiva.

    Sempre legata alla figura di Anna Perenna – a cui, peraltro, è riferibile anche una fontana rettangolare rinvenuta durante la campagna di scavi del 1999 nel quartiere Parioli a Roma, situata tra i 6 e i 10 metri di profondità, che reca numerose iscrizioni recanti il nome della dea ed alcune tabellae defixionis – è la menzione relativa alla mitica ‘Laurentum’, sul cui litorale, secondo la tradizione, la sorella di Didone – Anna, appunto – avrebbe trovato rifugio al culmine di una indesiderata peregrinatio che dalle coste libiche la aveva prima indirizzata verso il re Batto, a Malta, successivamente verso Càmere, da cui venne stornata a causa di una tempesta, e infine alle porte del Lazio. Ivi, dopo il suo ingresso alla corte di Enea e Lavinia, sarebbe avvenuta la sua metamorfosi in acque correnti, a seguito della sua immersione a scopo protettivo nel fiume Numico, donde l’epiteto ‘Perenna’.

    Fonte di Anna Perenna – Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma
    Alcuni oggetti ritrovati all’interno della fonte di Anna Perenna

    Infine, Sulmo, patria di Ovidio, introduce il versante autobiografico, ravvisabile soprattutto nella frequente sottolineatura della rigidità del clima (“gelida Sulmo”): la menzione nei Fasti non è solo un omaggio personale, ma anche un tassello della strategia augustea di integrare le identità epicorie entro la visione unitaria dell’Italia romana. La città peligna assurge così a emblema di una periferia che, lungi dall’essere marginale, partecipa alla costruzione simbolica del centro.

    Le conclusioni che mi sentirei di trarre mettono in risalto come l’operazione augustea di recupero delle tradizioni italiche non sia stata mero esercizio antiquario, ma un disegno culturale di lungo periodo. Attraverso la riforma del calendario e la valorizzazione letteraria delle memorie epicorie, Augusto ha saputo trasformare i culti locali in elementi di legittimazione imperiale.

    Sulmona oggi

    La rilettura augustea delle identità preromane fa in modo di assorbire e riplasmare queste ultime, dando loro nuova dignità all’interno di una narrazione unitaria che rafforza il senso di appartenenza alla res publica restituta. In questo senso, Ovidio non è soltanto un poeta celebrativo, ma un testimone della fusione tra politica e cultura, tra propaganda e memoria, che caratterizza l’età augustea. Poco senso, dunque, in tale contesto, sembra avere l’annosa questione in merito alle simpatie o antipatie del Poeta rispetto al nuovo regime: di gran lunga più valevole è l’importanza letteraria di un’opera che è, a tutti gli effetti, documento e testimone di una cultura che rielabora sé stessa, in forte tensione verso un cambiamento istituzionale prodromico al successivo splendore imperiale. Il passaggio è delicato, smagliato, gestito da mani caute come quelle di Ottaviano/Augusto e dal suo genio politico, talmente acuto da risultare, talora, quasi subdolo.

    Augusto di Prima Porta, primo piano

    I Fasti appaiono dunque come un laboratorio di identità: il calendario, che registra feste e ricorrenze, diventa la struttura attraverso cui Roma rilegge il proprio passato e lo proietta in un futuro condiviso. La poesia di Ovidio mostra come il mito possa trasformarsi in strumento politico e come la memoria locale, una volta inglobata, contribuisca a consolidare l’egemonia di Roma. In questa sintesi tra centro e periferia, tra tradizione e innovazione, risiede l’essenza stessa della rilettura augustea delle memorie italiche.