Autore: Mario Pisani

  • Traslitterazioni: AI varca la soglia dell’architettura. I disegni di Franco Purini le elaborazioni di Ruggero Lenci.

    Traslitterazioni: AI varca la soglia dell’architettura. I disegni di Franco Purini le elaborazioni di Ruggero Lenci.

    John McCarthy, l’informatico statunitense che ha vinto il Premio Turing nel 1971 per i suoi studi, ha coniato nel lontano 1954 il termine intelligenza artificiale, oggi di uso comune. Lo ricorda Nunzio Galantino in un recente articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore Cultura.

    Intelligenza è una parola che proviene dal latino intelligentia / intellìgere, composta da intus (dentro) e legĕre (cogliere, raccogliere, leggere), e allude al “leggere dentro”, al “vedere in profondità”. Un’azione che difficilmente si può ricondurre a ciò che può essere risolto con l’impiego di un computer, anche se dotato di una tecnologia raffinata. Allude, piuttosto, a un mondo in continua evoluzione che mette in discussione l’idea stessa di ingegno, un tempo attribuito unicamente all’uomo.
    È vero però che, per comprendere meglio l’universo che abitiamo, servono nuovi strumenti in grado di affrontare positivamente le sfide poste dalle nuove urgenze e dalla necessità di risolvere problemi sempre più impellenti.
    Abbiamo acquisito la consapevolezza diffusa che solo accrescendo l’impiego del sapere possiamo affrontare e risolvere le grandi questioni economiche che ostacolano il pieno dispiegarsi del benessere; sviluppare le conoscenze tecnologiche per prolungare la vita umana e le risorse del pianeta; risolvere i problemi sociali; ma anche incrementare lo sviluppo delle arti.
    I processi di digitalizzazione hanno aperto spazi infiniti anche per l’architettura. Lo attesta un bel volume e la mostra allestita a Roma, nella Galleria Embrice, alla Garbatella.

    Il libro documenta un episodio sintomatico realizzato grazie all’impiego dell’AI. Lo fa attraverso una serie di tavole, una scultura e un denso saggio dell’autore della sperimentazione, Ruggero Lenci. A questo si accompagna un testo altrettanto illuminante firmato da Carlo Severati, che dirige la galleria.
    Il pretesto è costituito dalle elaborazioni realizzate su una serie di venti opere originali di Franco Purini, protagonista del disegno e del progetto di architettura. La sua formazione si ispira alla lezione del razionalismo italiano degli anni Trenta — Adalberto Libera e Giuseppe Terragni — e all’interesse per la minimal art di Donald Judd, in dialogo con la complessità del mondo contemporaneo e con la grammatica generativa di Noam Chomsky, teorico del linguaggio.
    Professore emerito alla “Sapienza”, Dipartimento di Architettura, Purini è autore di numerose opere, tra cui la Torre Eurosky nell’Europarco dell’area Eur-Castellaccio; il Nucleo residenziale a Marianella, a Napoli; le Cinque piazze a Gibellina; il Complesso parrocchiale di San Giovanni Battista a Lecce. Accanto alle architetture si contano numerose pubblicazioni, lezioni, seminari e mostre, che attestano l’attività del lungo sodalizio fondato nel 1966 con Laura Thermes.
    Lenci, a conferma della sua pluriennale attenzione per i disegni di Purini e per il mondo dell’informatica, mette a punto un corpus di immagini elaborate con l’AI. Ne seleziona venti tra i circa duemila disegni originali a inchiostro di china su cartoncino bianco (alcuni colorati). Dopo l’elaborazione digitale, li riproduce in grande formato e, per alcuni, ne prevede l’inserimento in un contesto urbano.

    In questi casi, l’elemento più evidente e innovativo è rappresentato dall’introduzione del colore. Il risultato appare realmente sorprendente — non solo per la comunità del disegno e per l’accademia — perché, come sottolinea Severati, in alcune tavole, nella manipolazione del disegno originale, l’autore individua spazi nei quali costruisce nuove geometrie architettoniche di notevole complessità: come se vi fossero spazi architettonici già celati nell’originale.
    “Potrà forse questo significare che l’AI suggerirà essa stessa i molteplici possibili sviluppi del progetto fin dal primo segno tracciato dall’architetto, come oggi i nostri telefoni anticipano il nome o la frase che ci accingiamo a scrivere?”
    Sono così esposte e pubblicate oltre trenta variazioni che permettono di comprendere le potenzialità dell’utilizzo dell’AI, a partire dall’inedita plasticità dell’oggetto e dalla sua profondità spaziale. I risultati ottenuti aprono la strada a ulteriori sviluppi delle scelte progettuali, fino alla definizione dei particolari architettonici.
    Ci si chiede quindi quale possa essere il ruolo dell’AI nel progettare nuove architetture, certamente influenzate dalle potenzialità dei programmi già in uso come AutoCAD, Revit e Rhinoceros.

    Due parole vanno dedicate anche al termine traslitterazione. Il Vocabolario Treccani sostiene che, in linguistica, esso indica la trascrizione di un testo secondo un sistema alfabetico diverso dall’originale. Non si tratta quindi di un’interpretazione fonetica, ma della riproduzione dell’originale lettera per lettera. Non si può poi parlarne se non in rapporto a due scritture.
    A partire da ciò, si può essere in grado di ricostruire il testo nel sistema di scrittura di arrivo. L’operazione non può che dirsi riuscita.


    Ruggero Lenci, Franco Purini: AI – Artificial Intelligence. Traslitterazioni, Edizioni Fergen, Roma 2025, pp. 80.