Autore: Piero Meogrossi

  • Soglie euro-mediterranee per la Quarta Roma

    Soglie euro-mediterranee per la Quarta Roma

    “D’una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda” – Italo Calvino, Le città invisibili

    Roma è il luogo conosciuto come caput mundi, il mondo visibile strategico che ha assecondato la storia delle prime tre Rome a partire da quella dei sette colli del Lazio poi estesasi con Costantino sopra tutto il bacino Mediterraneo e ancora quella ortodossa del Medio Oriente religioso attiva ben al di là dei sani princìpi e domini di Roma Europea.

    Le differenti riletture religiose e relative narrazioni antropologiche ci hanno rappresentato ogni volta in modalità diversa il medesimo concetto per la sopravvivenza ideologica privata del topos (La restanza, Vito Teti, 2022), la permanenza felice dove si stabilisce il luogo perfetto per vivere e conseguire il proprio destino di appartenenza, confini di una territorialità identitaria entro i quali riunificare la memoria della civitas eterna e quella sacra per i cives.

    Oggigiorno la Polis Roma si trova in difficoltà non praticando più l’antica sapienza dell’urbs orbi, un mondo religiosamente laico concepito per non bandire da esso la sacralità dei luoghi selezionati per assolvere la religo a religandi, le regole dettate da Cicerone che favorendo le connessioni dell’integrazione sociale permettono di cogliere i modi conviviali del dialogo rendendo produttiva l’umanità oggi affranta da un progresso vuoto senza giustizia che non sa più riconoscere i confini geografici naturali pur perseguibili con la memoria.

    È tempo dunque di tornare a battere le invisibili leggi della topografia e riaprire senza inibizioni i dialoghi col portale della mente ricercando la mappa della felicità riposta nel viaggio disegnato come utopia alla pari di come volle fare Gulliver che sperava di proteggere il sogno illuminista della conoscenza per calarsi in mondi antropologici diversi e incontrare esseri a dimensione variegata, mondi impossibili quanto reali per assicurarsi il bisogno di sopravvivenza, visione di convivenza trasmessa sin dalla prima civiltà Mediterranea.

    Così il viaggiatore Jonathan Swift, concepito a la maniera de li antichi sogna una governabilità unitariamente intesa mediata dalla geografia perarrivare prima nel mondo dei Pigmei ed essere poi catapultato in quello dei Giganti e finire in mezzo a quello degli Accademici, ma senza mai trovare gli equilibri adatti al bisogno di Gulliver che al finale raggiunge la misteriosa ma efficiente società dei Cavalli Parlanti, l’isola dove il bi-sogno è fattibile e sufficiente per vivere la realtà con l’utopia.

    Vorremmo quasi che quel luogo fosse la Creta delle origini, la talassocrazia matriarcale Egea dove conviveva in armonia la società degli animali con gli umani prima dell’invasione Micenea, un mondo dell’origine essenziale e giusto per produrre tutto quanto necessario e per scambiarsi continuativamente i messaggi d’intesa magari come i Cavalli Parlanti tramite la parola Yahoo, il medesimo codice di comunicazione contemporaneo che sembra quello della principessa Europa, la Eu-Ropi dal vasto sguardo che assieme al fratello Cadmo inventa il linguaggio per inseguire la geografia e gli approdi favorevoli.

    Dunque la Grande Madre Europa rapita da Zeus in Fenicia e portata a Creta continua ad animare la verità della storia e a ricucire le trame geografiche con il bi-sogno spazio temporale approdato fino a Roma, la città caposaldo geografico del continente Europa, il catalizzatore della futura convivenza dei popoli affacciati sul bacino Mediterraneo che nel riequilibrare aree disperse condizionano la geo-politica e possono avviare le scelte contemporanee strategiche per fare di Roma la capitale della cultura economica Euro Mediterranea.

    L’Europa disorientata senza i validi scambi per la convivenza partecipata esige Roma quale capitale così da tornare ad avere autorevolezza culturale nel mondo e perseguire il progetto dell’impossibile riconoscendo agli antichi confini Europei l’utopia geografica per far ripartire percorsi e sogni della gente, convivenza sociale da praticare con la storia di Europa congiuntamente a nuove visioni sempre legate ai miti Mediterranei.

    Certo non è semplice conciliare la complessa scienza della comunicazione con le politiche per lescelte del contemporaneo specie nel momento in cui si tratta di riaffermare la pace tra i popoli minacciati da scriteriati imperialismi e autocrazie che invadono territori e addirittura provano a cancellare i confini naturali senza il rispetto per gli umani (Homo, nihil a me alienum puto, Terenzio).

    Per queste stesse motivazioni Romolo pensò bene di attrezzare la polis sacra come Roma Quadrata, l’urbs Quiritum congegnata con il codice labirintico di Dedalo già nel mondo Miceneo per seguire il divino sapienziale della dea Europa, prassi e utopia dunque ereditate dalla geo-topografia Minoica a sua volta asservita per pianificare i siti della Megali Ellas come per coadiuvare il mondo Etrusco e fondare Roma messa a protezione sia dei domini geografici Tirreno Italici che per allargarsi verso i territori della vasta rete Euro Mediterranea.

    Ogni campo quadrato, una volta selezionati i suoi confini morfologici, doveva essere rigorosamente protetto da regole al fine di evitare di essere profanato come accadde a Romolo quando, aggredito dall’incauto e arrogante fratello Remo, doveva far comprendere a tutti il rispetto per ogni recinto sacro istruito con le leggi di natura derivate sempre dal codice labirintico praticato da Dedalo a Creta (Disco di Festos).

    La Roma Quadrata di Romolo, P. Meogrossi, Progetto Fori, 1° premio team Purini–Valle, 2016

    Il limen territoriale doveva rimanere sacro per la legge dei corsi e ricorsi naturali condizionati dal volo degli aves remores (gli uccelli ritardatari visti in cielo), atti ispirati da percorsi diritti così da guidare meglio il rituale primitivo canonico della pianificazione orientando in terra la linea da seguire e da riprodurre secondo i moti del cielo per mettere ordine al mondo naturale e raccogliere tutti i suoi frutti da riprodurre in ogni altro sito e tempo.

    Per promuovere una nuova Roma nel mondo Mediterraneo occorre dunque riscoprire la visione gromatico-metafisica in base alla quale formattare il segno duale che nasconde in terra i dinamismi del cielo, metamorfismi dell’identità Romana ereditati col codice Dedalico Cretese che governano gli equilibri per il bene comune e per affrontare la tempesta senza fine delle tre categorie dello Spazio, del Tempo, della Gravità.

    Siffatta triangolazione fisico quantica fa riemergere sopra Roma forme composte e strumenti necessari al grande gioco urbano a cui partecipano oggi i supporti ausiliari dell’IA, complessa rete digitale il cul filo di Arianna resta la memoria intrecciata di Dedalo, i percorsi di conoscenza ricomponibili alla Sherlock Holmes mediante il tecnicismo logico e logistico dell’apagoghè di Aristotele (Il Segno dei Tre: Holmes, Dupin, Peirce, a cura di Umberto Eco e Thomas Sebeok, 1983).

    I caposaldi primari, secondari, terzieri della topografia rilegano infatti i centri geometrici a partire da quelli del Palatino calati in valle Colisei in specie Ovi e sopra il Quirinale e lungo la via Lata del Campo Marzio fino a connettere il sito del templum Pantheon al templum Gentis Flaviae, tracciati sacri che dal colle di Quirino traguardano siti lontani come la via Appia o mausolei come Cecilia Metella e ben oltre la villa dei Quintili.

    Quei percorsi sincronico-diacronici di Roma attraversano pertanto il silenzioso campo geografico che sembra accogliere la società dei Cavalli Parlanti di Gulliver, un mondo sepolto da stratigrafie eppure ancora capace di animare la convivenza, muti depositi archeologici di Roma da riaccendere come narrazione per i cives, memoria per valori simbolici e luoghi fisici la cui rinascita può disvelare l’enigma misterioso del codice Neo antico promotore della ORMA_AMOR_ROMA

    Forme di energia sparse e disperse sono dunque ancora riconoscibili per storicizzare il ruolo valoriale della rete urbana assegnando al mito di Aracne e Minerva rappresentato dai Flavi sulla porta di ingresso nel Forum Pacis la lettura per delineare le trame della misuratio urbis e articolare la griglia di sapienza urbana invisibile che dall’alto della torre del Campidoglio vigila su Roma con la statua di Minerva, l’Atena Mediterranea messa a protezione del labirinto sacro della Pace.

    Labirinto urbano, P. Meogrossi, 1994

    Roma in sintesi è la somma delle città invisibili, è il luogo per il manifesto topografico che rimarca la rete di ogni paesaggio storicizzato in equilibrio tra città e campagna, è il campo fisico dominato dalla misura invisibile del Cardo (l’Axis) e del Decumanus, territorio diffuso ma costellato da tanti caposaldi primari, tracce di una topografia identitaria capace di rovesciare i dati del cielo in risorse pragmatiche e assicurate in terra dall’infrastruttura base della città eterna (cfr. Piero Meogrossi 1987-2025)

    Il racconto di siffatto territorio eletto in antico a guida del continente Europa riconcilia perciò le convivenze tra le diversità, riabilita gli scenari della modernità distopica a dispetto delle confuse ideologie e offre opportunità al restauro conservativo generando scambi tra il Nord Africa e l’Est Mediterraneo che agevolano i potenziali sviluppi autonomi e le trasformazioni pubbliche abbattendo le barriere dell’integrazione, condizioni necessarie e sufficienti per assegnare a popoli diversi la visione culturale di una Roma tornata a essere Caput Mundi.

    Ed ecco allora che le figurazioni per simile nostos fanno rinverdire ruoli strategici e scelte di trasformazione condivisibili a supporto di una pianificazione unitariamente intesa per territori distanti eppur tutti inquadrabili dal ruolo guida unitario della Forma Urbis Roma (F.U.R.), il documento archeologico Severiano proveniente dal Forum Pacis Flaviorum che richiamati i valori di eccellenza di una topografia identitaria poco conosciuta agevola invece i confronti dando sostegno all’utopia urbana vissuta dai Cavalli Parlanti.

    Cardo, Axis Urbis e area archeologica centrale, P. Meogrossi, 1996

    Il pensiero e l’azione dell’animalismo di Jonathan Swift trasformano così la memoria bio-naturalistica del paesaggio in palinsesti archaeotettonici condensati come forza delle rovine Romane (Roma quanta fuit ipsa ruina docet), messaggi antichi e del futuro per filtrare un flusso integrato di scambi e conoscenze, linguaggio socio-culturali della storia per scelte politiche e programmi di narrazioni, le orme dei sentieri esperienziali dello scrittore Calvino quando educava il lettore con le visioni archetipiche condivise come bi-sogni.

    Quel modo di sognare mente e territorio assieme per la ricomposizione geo-archaeotettonica ripropone in fondo i ragionamenti sulla topografia duale che informa Roma e rimanda alle misure osservate in cielo e ribaltate in terra così da segnalare i cicli stagionali mediati dai caposaldi fissati sopra i maggiori monumenti, nodi progettuali strategici in parte dispersi e scelte di nuove pianificazioni da orientare lungo le diverse latitudini Mediterranee, bisogni e politiche proiettate in avanti per supportare meglio lil servizio della scienza dell’IA.

    Del resto, proporre trame rispettose del dentro e del fuori favorisce costi equilibrati e benefici contesti inseriti propriamente entro la rete topografica e comunque va a ricostruire i sentieri sacri della complessa politica Europea a tutt’oggi poco disposta a voler riconoscere l’identità di Roma come pratica per la battaglia del sogno d’amore vissuta già al tempo della rivoluzione Gutenberg e impersonata da Polifilo assieme all’Accademia di Pomponio leto per fondare il Rinascimento in Italia ( Hypnerotomachia, Francesco Colonna,1499).

    Sono quelli gli stessi percorsi del progetto dello scrittore illuminista Swift rivissuti nel viaggio utopico di Gulliver tra genti diverse e Cavalli Parlanti pronti comunque e preparati ad affrontare l’invenzione geografica per navigare apertamente sugli oceani (Longitudine, Dava Sobel, 1996).

    Campo Marzio, Axis Urbis e topografia romana, P. Meogrossi, 2016

    In sintesi è la F.U.R. a determinare lo strumento della visione modellistica con la quale si deve educare il pensiero collettivo che va a misurare il campo per riordinare i confini naturali e renderli compatibili funzionalmente con le scelte della geo-politica Europea contemporanea, riferimenti culturali e simbolici per controbattere il degrado diffuso e assicurare ancora una volta la speranza-dovere di conservare Roma e di ricostruirla per trasmettere al futuro le tante identità ereditate.

    Ogni tessuto urbano va dunque riletto in modalità unitariamente intesa imitando la sacralità territoriale di Roma che rimanda al mistero dei 27 sacelli Argivorum del Septimontium Romae accordati con la regola dell’Axis Urbis, un codice topografico non ancora acquisito dall’accademia scientifica eppure segno significante per riscoprire coi dati archeologici le interconnessioni di una topografia da storicizzare con le funzioni del disegno urbano che interpreta le progettualità aperte alla partecipazione finché c’è la visione condivisa.

    Le analisi per suggerire il bisogno della Quarta Roma non possono fare a meno di condensare nel reale le tesi dello studioso che configura il racconto stratigrafico proiettando su di esso la cultura urbana Mediterranea orientata verso la convivenza partecipata in genere, politiche di integrazione contemporanee per rigenerare i campo vissuti conil sostegno dell’IA per agevolare le narrazioni pragmatiche e storicizzare via via il supporto visionario consacrato dell’Axis Urbis Romae.

    I valori connessi alle misure della Quarta Roma riconvertire gli obsoleti regolamenti per adattare atti democratici obsoleti a nuovi quadri unitariamente intesi della gestione territoriale Mediterranea, antichissime triangolazioni topografiche mediate da maglie archeologiche e informazioni da gestire con la rete topografica moderna e da diffondere come azione culturale partecipata che rilega come in antico alle diverse scale i bisogni collettivi assicurati da una produttività socialmente consapevole.

    Forma Urbis Romae, P. Meogrossi, 2005

    Insomma la governabilità degli scambi commerciali dipende dai beni territoriali e geografici del bacino Mediterraneo che rimandano tutti al paesaggio politico e trasparente che anima la Quarta Roma: forme diversificate per funzioni a costo praticamente zero, servizi di qualità gestiti con la medesima visione teoretica, consapevolezza di tenere il codice della F.U.R. Romana a garanzia delle tante narrazioni diversificate che devono favorire lo sviluppo.

    Il messaggio identitario di Roma si rivolge perciò per via digitale e viene diffuso nel mondo tra i cittadini dell’Europa Mediterranea oggi sgomenti e delusi come il personaggio di Palomar di Calvino, l’uomo comune che dalle belle terrazze del centro si confronta con le periferie lontane, incantato quanto isolato mentre osserva gli stormi fitti in cielo che contorcono la materia visibile e invisibile con i loro ampi e rapidi voli, passaggi utili per inseguire e ottimizzare le orme vitali che depositano qua e là il benefico guano in terra.

    Il leggendario volo dei 12 uccelli osservati da Romolo sul cielo del Palatino sostanzia in fondo quella visione infrastrutturale sostenuta dal codice antichissimo dell’Axis che, in quanto incunabolo topografico di sintesi archeologica, inquadra a 360° il campo dei nodi tipologici e topologici praticato nel passato per restituire identità contemporanea alla rete Mediterranea, auspicio della stessa dea Europa approdata a Roma.

    Le regole di Roma Caput Mundi candidano perciò la città a capitale della emergente cultura Euro Mediterranea così da insegnare al mondo come conservare memoria e come praticare con rigore scientifico le moderne strumentazioni dell’IA utili a riconvertire le trame dell’Axis da guidare come trasformazioni democratiche su territori diversi riorganizzati come depositi naturali e antropici: innovazione e gestione delle modalità sincronico-diacroniche della comunicazione tra gli umani e le reti urbane.

    Topografia tra Palatino e valle del Colosseo, P. Meogrossi, 1987

    L’articolato paesaggio di una diversa Europa attorno al Mediterraneo e centrata dall’eredità Latina deve dunque rigenerarsi assieme al mondo oggi sconvolto e indagare meglio l’archeologia e l’architettura assieme per ricomporre le ragioni della storia che, discesa nel mondo visibile e invisibile del passato, incoraggia l’immaginazione a leggere il paesaggio di un presente quantico tutelato sempre dalla cultura del rinnovamento.

    Quell’ordine naturalistico domina la Polis dal giorno della sua fondazione e superata la ragione illuminista della contemporaneità come il positivismo dell’era fascista e il social-comunismo, è travolto dai falsi valori di un capitalismo neoliberale estremo che si affida a ideologie vuote da riempire con la IA in assenza dei necessari stimoli mentali che illuminano Roma e gli scambi in un Mediterraneo con il medesimo Sole e la stessa Luna del mondo antico.

    Tale disegno, rappresentato dalla direttrice dell’Axis disteso tra il tempium Lunae (Bocca della Verità) e il tempium Solis (Anfiteatro Flavio), rimanda infatti alla Luna e al Sole.

    Meglio allora rivisitare le forme della progettualità antica Mediterranea e perseguire magari le verifiche con la IA per far emergere matrici sapienziali di Minerva-Atena, la Sapienza di Polia un tempo rappresentata da Pales, la dea della fondazione di Roma delle XI Calendas Majas di Varrone, (l’antichissima festa delle Palilia del XXI Aprile) capace di rigenerare ogni volta la danza labirintica e palindroma del IN GIRUM IMUS NOCTE ECCE ET CONSUMIMUR IGNI.

    Quella visione doppia e per certi versi moderna assimilabile alla mitografia descrittiva di Roma apparteneva al suo essere città concepita dai gemelli Romolo e Remo quando, grazie la luce di Apollo, l’intero territorio sarebbe stato rimarcato dalla misura dell’Ancile, il “doppio scudo” calato dal cielo così da proteggere per millenni la città eterna (Ovidio, Fasti, III, 351 segg.).

    Del resto anche i modelli culturali ancor prima che produttivi della Quarta Roma dovranno riuscire a recuperare l’identità storica dell’Axis e adattarlo ai bi-sogni degli abitanti consumatori, ma i cittadini del terzo millennio sapranno trasformarsi progressivamente in consuma-attori e così saranno capaci di relazionarsi consapevolmente ai nuovi percorsi culturali sul territorio?

    Forma Ancilis Romae, P. Meogrossi, 1993

    Sui luoghi dove un tempo si celebrava il governo delle forze della natura si annuncia così il messaggio unitario di rinnovamento tra terra-cielo, si evoca il tempo della prima Roma di quando cioè i Cavalli Parlanti seppero segnalare le simmetrie spezzate di un mondo arcaico complesso pronti a cimentarsi per affermare l’economia sociale e agroalimentare, messaggi di comunicazioni di servizio da tenere bene a mente al fine di preservare i rituali umani di memoria pubblica per rispettare i sogni individuali come i paesaggi.

    Ma la memoria interna ed esterna di Roma è oggi trascurata come le isolate denunce di Pasolini o Cederna quando lanciavano il messaggio e il bi-sogno della storia, profondità del resto ben commentata anche da Sigmund Freud nel suo Disagio della Civiltà: “facciamo dunque un’ipotesi fantastica che Roma non sia un abitato umano ma un’entità psichica dal passato similmente lungo e ricco, una entità in cui nulla di ciò che un tempo ha acquistato esistenza è scomparso, in cui accanto alla più recente fase di sviluppo continuano a sussistere tutte le fasi precedenti

    Quel giudizio convinto della stratificazione delle diverse epoche disvelata dagli scavi archeologici impone infatti di riflettere sul deposito di cultura unico che è Roma per il mondo in quanto cosa più simile all’inconscio: come se tutto ciò che ritorna alla luce dal passato e dalla dimenticanza debba essere presente alla coscienza e, come accade nei sogni, l’aspetto di tale enigma debba indirizzare la sfida politica che sostanzia la vita intellettuale a cui oggi sono richiamati a partecipare i cives romani e quelli della futura Europa.

    E se allora scavare non è più sufficiente bisogna educare i cives a decifrare la storia che hanno ereditato e, “spalancate porte a mondi sommersi proprio là dove si credeva non ci fosse altro che oscurità e silenzio”, occorre ricomporre e rivalutare quel bene prezioso che riparte da Roma e che ricerca nuova cultura al di fuori di ogni credo ideologico per favorire la nazione Italia nel Mediterraneo, in Europa, per ricomporre il mondo.

    Progetto Torre Mediatica Euro–Mediterranea, P. Meogrossi, Premio Utopia, 1998

    Magari un domani potremo riordinare il patrimonio euro-mediterraneo sconvolto e riproporne le identità nel museo-monumento della Torre di Babele romana (Vie di luce. Alla riscoperta del Piano di Roma di Sisto V, Premio Utopia, P. Meogrossi, 1998); così potremo offrire al mondo, in modo chiaro, l’eredità storica e culturale che sottende il destino d’amore diffuso nella visione di una Quarta Roma, destinata a produrre nuove forme di lavoro e di partecipazione attraverso la cultura integrata ereditata dall’antico.

    Ma siamo davvero coscienti e all’altezza di saper interpretare l’archaeotettura, così da rendere pragmatico il vasto deposito stratigrafico sopravvissuto alla Roma più antica, alla Roma archeologica e medievale, alla Roma rinascimentale e a quella barocca, alla Roma illuministica e risorgimentale, alla Roma romantica e positivista, alla Roma moderna e postmoderna? E allora che faremo della Roma se l’Europa mediterranea resta inquinata da vane promesse, incapaci di valutare pienamente la visione neo-antica?

    Torre Roma Mediterranea, P. Meogrossi, Premio Utopia, 1998

    Roma aspetta di ricomporre la sua dimensione fisica, quella storica, quella letteraria, e chiede di poter convivere con il pubblico e il privato assieme, purché tale partecipazione guidata venga affidata sempre al medesimo Axis, al modello geo-topografico mediterraneo che si espande glocally nel mondo per raccontare (globally e locally) il disegno geografico, sociale e monumentale da rigenerare, come fu per il simbolo delle uova scolpite sui capitelli del fronte nord del Colosseo.

    La Quarta Roma diventerà allora la città per ospitare il racconto del doppio teatro mediterraneo, rivolto a inseguire la sesta lezione mai scritta da Calvino — la Consistenza — senza scordare la Leggerezza, la Rapidità, l’Esattezza, la Visibilità, la Molteplicità: tutte categorie per il messaggio mitopoietico della ORMA_AMOR_ROMA, che gestisce il deposito stratigrafico soppesato dall’Axis Urbis, misura neo-antica partecipe del campo sociale e territoriale, recinto federale per la società contemporanea e, all’apparenza, immaginifica, entro la quale si articolano tutti i luoghi della Roma mediterranea esportata ovunque.

    Riattraversato il percorso dell’Axis Urbis Romae, anche grazie al mondo impossibile di Gulliver, i cittadini della Quarta Roma Mediterranea finalmente comprenderanno lo spazio-tempo che misura la casa antica e, dialogando coi labirinti dell’archeologia, faranno parlare gli artisti come se fossero i Cavalli Parlanti, meglio consapevoli dei politici, degli scienziati, degli imprenditori; poiché perseguire l’utopia del sogno significa amare ogni progettualità e bi-sogno destinato a unificare la terra e il cielo.

    Tondo Quarta Roma, P. Meogrossi, 2017

    Roma, 10 Aprile 2025

    In copertina: La Quarta Roma Mediterranea, P. Meogrossi, 1998.