Ipotesi di Pre/messe Celesti… Ipotesi di Scom/messe Terrestri

Sull’ala del turbine idiota risuona l’urlo dei vinti nel silenzio complice della storia…

…(che aggioga e aggiorna nei secoli – talvolta sorda o cieca? – le circonvoluzioni volubili e imprevedibili del… Contemporaneo…)

Ipotesi di Pre/messe Celesti…

(o Dominio dell’Indeterminazione Generale)
Mesi in riga…
Ovvero L’Ala del turbine intelligente…
Ovvero… Mollemente in equilibrio sull’ala del turbine intelligente…
Ovvero… Il turbine sull’ala idiota…
Ovvero… Il Caos e (è) Il Caso…
Ovvero… L’Urlo dei Vinti e il Silenzio della Storia…
Ovvero… Il principio di indeterminazione – mollemente in equilibrio idiota – con/versus la storia umana dell’arte…

…Il Primo rigo è un’immaginifica forzatura editoriale di Adelphi per dare un titolo accattivante, perfetto, al libro Scritti di Glenn Gould, tra i più grandi pianisti della musica “contemporanea”, e coglie in pieno l’eccentricità e l’intelligenza di un artista geniale e dei suoi scritti…

…Il Secondo rigo – proditoriamente e tacitamente riciclato da Adelphi – appartiene a Baudelaire e parla d’altro, la poesia riguarda estenuati amanti “mollemente in equilibrio sull’ala del turbine intelligente”…

…Il Terzo – riflettendo su come e quanto affondare il coltello dentro il magma che non so dove mi porterà di ciò che mi accingo a scrivere – è una mia ulteriore versione suggerita dal sistema granitico dei contrari, o, a preferenza, pendolo inafferrabile degli opposti, che mi è congeniale; nella presunzione che, per esemplificare, “intelligenza, equilibrio e turbine” possono coesistere solo se, e dunque perché, “l’ala è idiota”!!!

…Questo ci porta, direi ci fa precipitare, nell’assunto – in apparenza assurdo, in sostanza per tanti una sorta di canone relativo alla convivenza forzata di due simili/opposti – del Quarto rigo, “Il Caos e (è) il Caso”…

…Caos e Caso sono fatti della stessa sostanza, non solo delle stesse lettere dell’alfabeto appena diversamente disposte, ma anche vestiti della stessa natura basculante tra esoterismo e contingenza, eppure non sapremo mai, anche a disperarci, se il caso dipenda da nessi causali con il caos, ossia quanto e quando e dove il caos possa mai determinare il caso. Rantoliamo nel buio. Eppure ce li dobbiamo tenere tutti e due per non precipitare più o meno lucidamente, cioè senza perdere la ragione!, tra le grinfie del principio di indeterminazione di Heisenberg… nientepopodimeno… territorio dove oggettivamente e soggettivamente ci perdiamo… finendo per navigare nei pressi, se non dentro, ciò che, curiosi, oppure incantati, oppure sprezzanti dei pericoli come idioti, ci fa giocare o armeggiare con le siderali fantasmagorie “distopiche” del… Dominio dell’Indeterminazione Generale… (di cui alle “ipotetiche” Pre/messe celesti). Come se viaggiassimo, andassimo in trip, nelle ondivaghe, imperscrutabili traiettorie della materia (quella vera, non quella scolastica!), quella che sarebbe la Madre dell’Universo… la Tersicore celeste che danza negli sconfinati cieli “moderni/contemporanei” della “meccanica quantistica”, dei “campi magnetici spaziali”… Oh Dio, Dio!! Ohi Ohi Ohi!! Gente… Prendiamo un bel respiro…

…A queste Altezze imperscrutabili e – volenti o meno, obtorto collo! – alle Bassezze altrettanto oscure del nostro misero, mortale “Camposcenico di Antropos”, fatalmente ci imbattiamo, ritorniamo, riprecipitiamo nei meandri “catacombali” del Quinto e Sesto rigo, gli ultimi due, i redde rationem! i più apocalittici della serie di “Ovvero”… messi in riga!

…Qui chiaramente si delinea un bivio, uno squarcio netto nelle nostre articolate circonvoluzioni… una sorta di resa umana, non più celeste, nient’affatto “paradisiaca”, dove, enucleandoci – per guardarci meglio negli specchi ustori che ci riflettono direttamente, per capirne di più sui nostri passaggi nel tempo, nei secoli – dal disegno totale degli innumerevoli comparti/inferni eretti e poi distrutti lungo la Strada Maestra Generale della Storia, possiamo mettere i piedi, come ci appartiene di diritto e di etica, sopra la vastità di strati specifici di melma che i secoli hanno sparso e accumulato sui sentieri del Nostro Camposcenico Particulare… vale a dire il Comparto Umano, o Girone che sia, della Storia dell’Arte Italiana!!!

Squarcio che chiede, a volte urlando, di rivangare, col fiuto di detective dichiaratamente selvaggi, sulla scia preferenziale di un Bolaño!, i fatti nefasti accaduti al nostro Theatrum Orbis Terrarum


…Come si vede, la disamina dei lemmi sopra trattati ai limiti del paradosso ci lega a doppia mandata agli stessi, e ci porta, ahimè, a confermarli e riepilogarli in una sorta di crasi degli stessi sotto specie della seguente sciarada, o, se vogliamo essere più divertenti, un ottovolante impazzito carico di parole…

“…L’urlo dei Vinti nell’indifferenza o nel silenzio della Storia Madre, mollemente in equilibrio sull’ala del turbine idiota, figliastri vittime del simil principio di indeterminazione universale la cui ombra si abbatte etiam versus l’umana, umanissima, Storia dell’Arte…”

Eppure sotto sotto, se solo uscissimo dagli arrischiati parallelismi tra cielo e terra con i quali ci siamo un po’ divertiti e torniamo esclusivamente e con determinazione coi piedi per terra, potremmo trovarci non solo una logica ferrea, ma il nucleo portante di questi nostri viluppi di pensieri random, che sarebbe poi il semplice adagio basico dell’avvio…

…l’urlo dei vinti sull’ala del turbine idiota nel silenzio della storia…

…per scoprire poi, oltretutto, sondando le onde della storia, che l’urlo non è mica tutta questa grande tragedia, a volte è tragicommedia, altre vera e propria commedia, e spessissimo, nella maggior parte dei casi, si veste da squallida farsa…

…e tornare infine da dove siamo partiti, ovvero dalla semplice arma della nostra esperienza più o meno diretta della storia dell’arte nel Theatrum Orbis Terrarum, dei venti e degli eventi più o meno burrascosi e idioti che noi umani abbiamo visto o subito e che dobbiamo, con energia, ironia, sarcasmo, quando scappa, rabbia e violenza, denunciare… siccome amletici detective…

Possiamo farlo come Amleto, andando al sodo nelle magagne della storia una volta che siamo esperti dell’andazzo della recita, semplificando i fatti e dimostrandoli nella migliore maniera possibile, che dalla semplificazione discende l’esemplicazione, esempi nudi e crudi.


Ipotesi di Scom/messe Terrestri

(ossia… alcuni esempi del… Dominio di Azioni Umane nel Theatrum Orbis Terrarum… storico e contemporaneo)

…Il povero Caravaggio, artista a suo tempo incompreso, passato ad altra vita nel 1610, si suppone gridando, o urlando, o bestemmiando, e poi continuando sottoterra a farlo, ha dovuto aspettare 350 anni, attraversare epoche e avanzi, flussi di contemporaneità, per avere il suo posto nel Pantheon dei grandi, dei suoi pari Rubens, Velázquez, Rembrandt… quando, nel 1952, Roberto Longhi, come un suo Angelo, lo ha finalmente consacrato per quello che è… un gigante, una pietra miliare eterna, inscalfibile dell’arte pittorica…

…Un grande collezionista di Picasso disse, e fortunatamente non predisse: “Ogni giudizio si ferma a un’epoca e muta da un’epoca all’altra… alla fine sarà Braque ad arrivare in cima…” Tutt’altro che un angelo… Esempio dell’incostanza perenne della bellezza?… Senza contare che a Picasso la Francia non concesse mai il passaporto, fu un esule a vita…

…Quando è morto Severino Saltarelli, un attore che conoscevo come le mie tasche, di cui Cordelli, il più grande critico teatrale italiano, salutò e onorò la memoria con le seguenti parole nella loro lapidaria verità: “Uno dei più grandi attori solisti del teatro italiano, da tutti ormai dimenticato… un fanatico di Shakespeare come mai nessuno fu.” Mi venne da pensare a Shakespeare e, sulla tomba di Severino, uno di quelli che ha il diritto di urlare, se ne avessi avuto facoltà e possibilità, avrei scritto le parole di Prospero: “Quegli attori erano solo fantasmi e si sono sciolti in aria… siamo fatti della stessa sostanza dei sogni…”

(…Ho segnalato alcuni esempi delle decine, o centinaia, o migliaia di artisti che hanno subito torti, e talvolta damnatio memoriae, in varie epoche della storia: che infierisce come una mannaia cieca o sadica su straordinarie energie creative… Ci vorrebbe il “sarcasmo appassionato” di Marx, “un belletto che trasuda puzza di cadavere”, come disse un ammirato Antonio Gramsci del suo maestro, per procedere… ma insomma, bisogna andare avanti… ciascuno di noi può dilettarsi a farlo, denunciare i torti, gli errori talvolta madornali, sia storici che contemporanei, di una contemporaneità, oltretutto, troppo labile e mutevole di questi tempi… dove vige, metaforicamente, qualcosa di simile allo stesso “principio di indeterminazione” che la fa da padrone nello spazio…)

…Restano pagine bianche, chi legge le riempia, se vuole, delle proprie riflessioni, o ubbie, su questa materia sterminata che spesso, per pigrizia, resta insondata…

Pippo Di Marca

Aprile 2025

Luigi Rigoni, un altro bravissimo attore e teatrante dell’avanguardia italiana del secondo Novecento che sta “urlando”, dal carisma, stazza e magnetismo – per capirci, di un Carmelo Bene – essendosi espresso, per scelta e contingenza (sarebbe il famoso “caso”, imparentato con l’altro famoso “caos”) tra le seconde linee, le più raspanti e protervie di quell’avanguardia, sarebbe un signor Nessuno se non avesse lasciato scritto post mortem – vale a dire a futura memoria, da ricordare al mondo intero della cosiddetta “società dello spettacolo” che avrebbe dovuto riconoscerlo, nella sua grandezza, in vita – una tale quantità e qualità eccelsa di testi che ne certificano in pieno la straordinaria, assoluta, statura artistica.


Lo stesso Carmelo Bene, ricco di gloria, Gigante anche nelle polemiche, per molti – forse la maggioranza – personaggio pubblico e artista dimidiato e irriso, prima di morire ha dovuto e voluto scrivere, immagino impugnando l’ala del turbine idiota, un poema – Il mal des fleurs – per far capire a tutti, far entrare nella loro testa dura, aliena al comprendonio, che lui non era solo un sommo attore interprete della grande poesia altrui, Dante, Majakovskij, Leopardi ecc., ma era (indubbiamente!) anche un Grande Poeta!!!


Carlo Quartucci, che è morto alcuni anni fa nel silenzio della cosiddetta stampa, sulla Repubblica, nella pagina di Roma, manco degno dell’edizione nazionale, c’era un trafiletto su una colonna con un titoletto da far ribrezzo alla giustizia artistica umana (e in generale lasciamo perdere il resto della “stampa”)… Eppure si trattava, e si tratta, e si tratterà, di un autentico Gigante del Teatro Italiano, alla cui eccezionale, prorompente presenza si deve la nascita dell’avanguardia italiana nei primi anni Sessanta: il “triumvirato” con Carmelo Bene e Leo de Berardinis, che ha cominciato a capovolgere di 360 gradi la grammatica e la sintassi del teatro italiano futuro… Faccio solo un esempio – e basterebbe – per dire di Carlo Quartucci. Nei primi anni Settanta la TV aprì le porte a riprese televisive di spettacoli teatrali: ne ricordo tre, due di Quartucci e Gassman riguardavano Moby Dick di Melville, la terza, di Luca Ronconi, il suo Orlando Furioso. Ebbene, la versione Moby Dick di Carlo Quartucci era di gran lunga più potente, avanzata e sperimentale, anche tecnicamente, di quella di Gassman, ed era migliore, più coraggiosa, più spigolosa, più teatrale dell’Orlando Furioso di Ronconi, che aveva optato – tradendo il suo stesso spettacolo – per una versione edulcorata, piena di “effetti” cromatici, come se fosse il lento fluire delle immagini di un film anziché il moto irresistibile dell’originale.


Di Leo de Berardinis, il più poeta dei tre, un artista che ha creato per tutta la vita nient’altro che alta poesia teatrale, al cui culmine sta Novecento e mille, sul finire degli anni Ottanta – una sorta di manifesto della bellezza pura a teatro – basta che dica cosa pensasse e sentisse sul finire degli anni Novanta rispetto allo sfacelo sociale, culturale, politico, teatrale in Italia, nella sua solitudine di artista, mentre progettava l’ultimo suo spettacolo intitolato Farsa Nera, l’inno estremo, apocalittico dell’aedo: che purtroppo non riuscì a realizzare, perché inseguendo la bellezza, almeno in lui e attorno a lui, ne fu rapito anzitempo… Il più grande amico che abbia avuto tra i teatranti, di cui conservo gelosamente memoria e dolore… Non credo neppure che urli, dove si trova, davanti allo spettacolo di merda che già in vita gli ripugnava…


Frattanto in quell’avanguardia sono transitati in tanti, molti – non esito a dirlo – artisticamente, e un po’ anche umanamente, fedigrafi; personaggi come Mario Martone, che non ha nulla di artistico, ma grazie al “turbine dell’ala paracula” è diventato un inventivo professionista del teatro d’opera, ancorché rimasto un discreto regista di teatro e un tenacissimo e inarrestabile autore cinematografico: a cui tanto basta e avanza per essere osannato, come in un mantra automatico acquisito e archiviato a doppia mandata nei piani alti della storia dell’arte italiana, dalle non si sa quanto affidabili “società dello spettacolo” e “canali dell’informazione”… sulla soglia instabile di un contemporaneo postmoderno ormai mutevole in tempi troppo ravvicinati… non a caso spesso in mano a chiunque…


…Giorni fa ho letto di un libro piuttosto pubblicizzato di un certo Andrea Pomella, un giovane dottorando in arte moderna alla Sapienza, che, forte della sua laurea, a distanza di anni ha scritto ben 400 pagine (Einaudi, mi dispiace pubblicizzarlo) in cui si parla per l’ennesima volta – si vede che fa ancora fico – della Scuola Romana di Piazza del Popolo, dove è cresciuto il meglio gioventù della pittura italiana nel secondo Novecento, parallelamente a quella teatrale di cui ho già detto. Un gruppo fantastico in ogni suo interprete, storicizzato allora con nomi e cognomi: Schifano, Testa, Lo Savio, Angeli, Mambor, Pascali… Li dico tutti perché sia chiaro che tutti portarono qualcosa di personale e di inedito, furono e continuarono a essere artisti di notevole caratura, invenzione e originalità, insomma dei sempiterni creativi fino all’ultimo respiro della loro vita d’artista. In questo senso Renato Mambor è stato uno dei migliori, uno dei più coerenti e profondi… Ora mi chiedo come è possibile – sarà la centesima volta – che, come fa il carneade Pomella, vengono nominati e analizzati sempre e solo i primi tre della fila, e nessuno mai si ricorda degli altri, dal quarto in poi, come se non fossero mai esistiti. Questi critici ignoranti, perché gli artisti non li conoscono, appena hanno un rango si vestono di prosopopea critica, si investono di potere e di fatto cancellano quelli che, nella vulgata generica, vanno cancellati come fossero mezze calzette. E sto parlando di Renato Mambor, che è il più versatile di quel gruppo di artisti e anche il più coraggioso, e il più teatrale, il più comunicatore d’arte…


Di esempi sono piene le generazioni e l’alternarsi delle contemporaneità. Ne ho esposti alcuni.

La Soglia del Contemporaneo —

Ipotesi di Pre/messe Celesti… Ipotesi di Scom/messe Terrestri