L’autore riprende una tesi avanzata da Maurizio Calvesi in un articolo pubblicato sul n. 102 della rivista Storia dell’Arte nel 2002, confermando l’intuizione del massimo esperto di Boccioni, il quale aveva sostenuto che l’opera più iconica dell’artista — nonché la prima opera futurista mai eseguita — fosse stata concepita a Roma e non a Milano, come invece normalmente gli storici avevano sempre pensato.
Il professor Calvesi aveva infatti individuato nel ponte presente nel dipinto oggi conservato al MoMA il disegno del Ponte Risorgimento, situato a Roma. Dal momento che a Milano non si riscontrano ponti di simili fattezze, Calvesi aveva ipotizzato che Boccioni, nel dare vita alla sua opera — la prima, a detta dello stesso artista, concepita non da una visione diretta ma attraverso la memoria — si fosse ispirato ai lavori che aveva visto nella capitale nel corso dei diversi soggiorni compiuti durante l’estate del 1910 (tra luglio e agosto), al fine di organizzare un’esposizione futurista. Si trattava dei lavori per le grandi Esposizioni di Valle Giulia e di Piazza d’Armi, inaugurate nel marzo del 1911.
Rientrato a Roma nell’agosto del 1910, Boccioni diede quindi inizio all’opera che, viste le ragguardevoli dimensioni (200 × 300 cm), fu realizzata nell’arco di circa sei o sette mesi.
L’autore, in base al carteggio tra Boccioni e Nino Barbantini — direttore della Galleria Ca’ Pesaro, dove l’artista stava tenendo una personale durante l’estate del 1910 — circoscrive la data d’inizio dell’opera tra il 10 e il 17 agosto (“Lunedì inizio un quadro 2 metri × 3”, scrive Boccioni a Barbantini in una lettera compresa tra la fine di luglio e il 20 agosto).
Di conseguenza se ne ricava che la data d’inizio del Futurismo — dal momento che fu proprio Boccioni a dare il via al linguaggio futurista con quest’opera — coincide, con ogni probabilità, con il 10 o il 17 agosto 1910.

