L’artista e le rovine

Tempo fa, in un plenilunio, scrissi un pezzo sull’importanza delle rovine nel nostro immaginario: nell’immaginario dell’artista contemporaneo e quindi anche in noi pittori. Questo scritto, almeno temporaneamente, è andato perduto. Ma questo avvenimento mi ha permesso oggi di condensare quel pensiero e forse di migliorarlo.

La nostra creatività vede nelle rovine archeologiche la possibilità di passare dall’enorme vuoto della società di oggi a un’intercapedine che ci permette di ritrovare, proprio in quella frantumazione nella quale la polvere del passato ci riporta a riesumazioni di vita vissuta, un’apertura alla creatività in forma diversa.

Nelle rovine l’artista si apre nel suo immaginario a una pulsione laterale e anche a una pulsione di distruzione attraverso l’opera. Questo, citando Nietzsche, ci permette di aprire degli spazi nei quali l’arte non è più teleologica e finalistica, ma ci permette poi di ricostruire in forma diversa qualcosa che spiazza l’uso consumistico di un’arte ridotta a brand. Qui entra l’elemento poetico della creatività: “Quello. Che interessa. Giancarlino è la rovina e un desiderio mai agognato di ricostruire un’unità perduta”. Citazione di Achille Bonito Oliva sul mio lavoro della ceramica. …ma di lasciarla com’è, nella sua complessità… le rovine diventano quindi una base per poter rileggere la storia e di aprire molte finestre per la nostra creatività. Ma, nello stesso tempo, citando G. Carducci nella poesia Davanti alle Terme di Caracalla, l’occhio piangente del poeta che vede i due muri enormi alle Terme, che permangono nello spazio, ci fa pensare a un dualismo nell’arte… tra un occhio asciutto, che non si commuove, e un occhio umido, appunto quello di Carducci: vede tra le rovine una possibilità umana di sciogliere le proprie lacrime di fronte a una visione delle rovine (creando in realtà un micro evento), qualità salvifica in noi tutti esseri umani.

Vorrei ricordare gli scritti di Lucio Altarelli nel libro L’immaginario delle rovine, Piero Meogrossi e il suo profondo tema degli “assi” di Roma come codice genetico della città, e gli scritti di Achille Bonito Oliva sullo stesso argomento: Il futuro e l’archeologia.

Immagini
(in alto) Particolari della grande ceramica al Palatino, 2023
(in testa all’articolo) Casa in via Giovanni Battista de Rossi, 2021
La Soglia del Contemporaneo —

L’artista e le rovine